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Liceo Scientifico di Stato 'Giuseppe Battaglini' - Taranto

MOBILITA’ STUDENTI : UN ANNO DI STUDIO IN INDIA

Logo.jpg“Ci sono incontri, esperienze e sorprese che capitano all'improvviso e ti cambiano la vita, spesso non te ne rendi neanche conto, ma se ti fermi un attimo a pensare capisci che è così, e non vorresti mai tentare di cambiare nulla. Questa è una delle tante cose che ho imparato durante un'esperienza straordinaria che merita davvero tanto.”

Sono Gabriele Quaranta, ho 18 anni, frequento la 4^G e più di un anno fa ho avuto l'idea si partecipare al concorso di AFS Intercultura per trascorrere un anno all'estero, un anno di studio ma soprattutto di vita in una cultura diversa dalla nostra.

Ho vissuto per più di 9 mesi, a causa del Coronavirus che mi ha costretto a ritornare in anticipo, in un mondo che col nostro ha poco in comune, il mio obiettivo era proprio quello di dimostrare che nonostante le infinite differenze culturali, è proprio la diversità che rende meraviglioso il nostro mondo e che, nel profondo, siamo tutti accomunati dalla stessa natura. Ho vissuto il mio anno all'estero in India, un paese così grande e così diverso da una città all'altra che né un anno e neppure una vita intera sono sufficienti a scoprirne pienamente la cultura. Vivere un anno all'estero non è facile, abituarsi a uno stile di vita nuovo e che non avresti mai immaginato prima, lontano dalle persone che sono sempre state al tuo fianco è decisamente impegnativo, ma non impossibile: come l'India insegna, non c'è niente che sia impossibile, ed è proprio dalle difficoltà che c'è da trarre il meglio, perché un esperienza del genere è fatta per uscire dalla comfort zone e sviluppare grande flessibilità, capacità di adattamento, curiosità ed accogliere in sé il mondo che abbiamo intorno. Per fare un'esperienza del genere non bisogna avere nessun limite nella propria mente, aprirsi ad ogni possibilità, senza pregiudizi, anche a ciò che può sembrare più strano e assurdo, per poi scoprire che in realtà non lo è.

La cultura indiana mi ha colpito in ogni particolare, la spiritualità, la felicità della gente, il senso di fratellanza che accomuna tutti, i meravigliosi festival pieni di gioia, i colori delle città e dei vestiti, il cibo che ti uccide con le mille spezie ma di cui poi non puoi più farne a meno, il traffico e il caos che rende impossibile attraversare la strada, i templi, le moschee, i parchi naturali, gli animali...

Tra tutte le difficoltà quella più dura è il fatto di accettare che dopo un anno bisognerà ritornare alla realtà precedente, ma non è la fine di nulla, è l'inizio di una nuova vita, con nuovi sogni e nuove prospettive, con la voglia di tornare in quel paese che ci ha insegnato a vivere e ci ha dato tanto, più di quanto potessimo immaginare.

Gabriele Quaranta

Un anno in India