Ricerca

A colloquio con Luigi De Magistris

I ragazzi del Battaglini incontrano l’ex magistrato e sindaco di Napoli

cropped-logo-battaglini.png

da Web Designer Borgia

Docente

0

Venerdì 31 gennaio, durante l’incontro pubblico presso la biblioteca Acclavio, Luigi De Magistris ha dichiarato di aver più volte pensato di abbandonare il ruolo di magistrato, in particolare nella fase intermedia della sua attività, poiché il “muro di gomma” rappresentato dal mondo criminale ostacolava le sue indagini. Ha raccontato un episodio che, secondo lui, avrebbe segnato la fine della sua carriera nella magistratura ma in quella circostanza, tornato a casa, è stata la moglie a dargli la forza e la determinazione per proseguire nella sua lotta contro il male della società. Ha sottolineato, quindi, come la sua famiglia sia stata un punto di riferimento costante e un sostegno prezioso nei momenti di difficoltà, inevitabili in una professione così complessa.

Ribadendo la sua volontà di essere trasparente, ha affermato di essere una persona onesta e che una vera democrazia può esistere solo se i cittadini sono adeguatamente informati. Per questo ha affermato di non aver mai nascosto alcuna informazione, aggiungendo con fermezza, in situazioni molto delicate: “Farò nomi e cognomi”. Ha raccontato anche le difficoltà incontrate nell’esercizio delle sue funzioni, evidenziando come la sua figura sia stata più volte messa in discussione e accusata di complottismo o dietrologia. Una parte del suo intervento è stata dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dei quali ha sottolineato il coraggio nella lotta alla mafia, nonostante fossero consapevoli dei rischi che correvano per sé e le loro famiglie. Ha ricordato di aver visto Falcone a bordo della sua auto blindata pochi giorni prima della strage di Capaci e ha voluto rendere omaggio anche al sacrificio di Borsellino. A tale riguardo, ha ribadito con forza il concetto chiave del suo discorso: Falcone e Borsellino non sono stati uccisi solo dalla mafia, ma anche dal tradimento di pezzi dello Stato.

De Magistris ha sottolineato quanto sia fondamentale che i cittadini non si limitino a recepire passivamente le informazioni provenienti dai mezzi di comunicazione, ma che le analizzino con spirito critico. Ha spiegato che, in un contesto in cui lo Stato e i media hanno il potere di influenzare la narrazione pubblica, è essenziale non accettare tutto come verità assoluta. Pur riconoscendo che le scelte politiche possano spesso portare a delusioni, ha insistito sulla necessità di non lasciarsi abbattere, ma di cercare sempre fonti di informazione affidabili, interrogandosi su ciò che viene detto. L’informazione è un diritto, ma anche una responsabilità, se si vuole far funzionare davvero la democrazia.

Quando non ci interessiamo di ciò che accade, scegliendo l’indifferenza, lasciamo che altri decidano per noi, permettendo a chi è al comando di agire senza controllo. L’indifferenza, quindi, non è solo mancanza di interesse, ma diventa anche una forma di complicità che favorisce gli abusi di potere. De Magistris ha concluso il suo intervento con un messaggio positivo: ogni piccola azione conta. Non bisogna pensare che, se siamo solo in pochi a far sentire la nostra voce, non possiamo fare la differenza. Se ognuno fa la propria parte, anche nel suo piccolo, può contribuire al bene comune. In sostanza, la cittadinanza attiva è la chiave per contrastare chi cerca di manipolare la realtà e i fatti. Durante il suo mandato come sindaco di Napoli, De Magistris ha dedicato particolare attenzione alla questione ambientale, cercando di affrontare i gravi problemi di inquinamento che affliggevano la città. Tra le sue iniziative più rilevanti, spicca la promozione della bonifica di aree industriali inquinate, come quella di Bagnoli, una delle zone più critiche per la sua storica contaminazione. Nel 2013 ha emesso un’ordinanza per applicare il principio del “Chi inquina paga”, imponendo alle aziende responsabili dell’inquinamento di risarcire la città e i cittadini per i danni ambientali e per i costi della bonifica e della riqualificazione del territorio. Questo principio, che attribuisce la responsabilità diretta agli inquinatori, è stato considerato un modo per riportare al centro della politica pubblica la salute dei cittadini e l’integrità dell’ambiente, spesso sacrificati per interessi deviati. De Magistris ha sottolineato come questa misura abbia voluto rappresentare un atto di giustizia sociale ed ecologica, un messaggio molto eloquente: le azioni dannose per l’ambiente non devono restare impunite. Tuttavia, l’amministrazione successiva, ha cambiato approccio, abbandonando il principio del “Chi inquina paga. Ciò ha rappresentato un passo indietro nelle politiche di risanamento e di giustizia ambientale, con il rischio che l’inquinamento continui ancora a danneggiare la città senza conseguenze per i responsabili.

Gabriele Argirò, Claudia Cecere, Matteo Del Buono, Ludovica Fallone, Maria Rita Mariani, Giulia Mazzotti, Lucilla Verdolino,   Classe 4^ D