Si è svolta nella serata del 12 giugno, nella suggestiva cornice del Mon Rêve di Taranto, la cerimonia conclusiva dell’anno scolastico dedicata alla valorizzazione degli studenti che si sono distinti per impegno, risultati e partecipazione alla vita scolastica.
L’evento, particolarmente partecipato da studenti, famiglie e docenti, ha rappresentato non solo un momento di riconoscimento delle eccellenze, ma soprattutto un’occasione per celebrare l’intera comunità scolastica e il valore dell’educazione quale strumento di crescita personale e collettiva.
Nel corso della serata sono stati premiati gli studenti che hanno conseguito risultati particolarmente brillanti, distinguendosi per capacità critiche, costanza nello studio, senso civico e maturità culturale. A loro è stato rivolto un sentito plauso per aver saputo valorizzare i propri talenti con dedizione e spirito di sacrificio.
Particolarmente significativo il messaggio rivolto dalla Dirigente scolastica, Patrizia Arzeni a tutti gli studenti, indipendentemente dai risultati conseguiti. È stato infatti sottolineato come il merito non si esprima esclusivamente attraverso i voti, ma trovi la sua dimensione più autentica nell’impegno quotidiano, nella capacità di affrontare le difficoltà, nel rispetto delle regole e nella disponibilità verso gli altri.
La scuola è stata ricordata come una comunità nella quale ogni ragazza e ogni ragazzo contribuisce, con la propria storia e le proprie aspirazioni, a costruire un ambiente di crescita, confronto e solidarietà. Un luogo in cui si apprendono conoscenze, ma soprattutto valori fondamentali per la formazione dei cittadini di domani.
Nel corso degli interventi è emersa una riflessione particolarmente significativa sul ruolo delle nuove generazioni. Troppo spesso i giovani vengono descritti attraverso le loro fragilità; la serata del Mon Rêve ha invece voluto mettere in luce la loro energia positiva, la capacità di mettersi in gioco, l’impegno nello studio, nello sport, nelle attività culturali, nel volontariato e nella partecipazione alla vita sociale.
Uno sguardo speciale è stato rivolto alla città di Taranto, che può guardare con fiducia ai propri giovani. Accanto alle sfide che il territorio è chiamato ad affrontare, emerge infatti una generazione preparata, responsabile e desiderosa di contribuire allo sviluppo della comunità attraverso la cultura, la partecipazione e il senso del bene comune.
Non sono mancati i ringraziamenti alle famiglie, protagoniste silenziose ma fondamentali del percorso educativo dei ragazzi, e ai docenti, che quotidianamente svolgono con professionalità e passione una missione essenziale per la crescita culturale e umana delle nuove generazioni.
Particolarmente emozionante è stato il momento dedicato agli studenti delle classi quinte, impegnati tra qualche giorno nell’Esame di Maturità. A loro è stato rivolto un sincero augurio affinché affrontino questa importante prova con serenità, consapevoli che nessun esame può esaurire il valore di una persona, dei suoi talenti e delle sue aspirazioni.
La serata si è conclusa tra applausi, emozione e soddisfazione, con un messaggio condiviso da tutti i presenti: continuare a credere nei giovani significa investire nel futuro della città e del Paese. Un futuro che passa attraverso la scuola, il merito, la responsabilità e la capacità di coltivare sogni e competenze.
Una festa della scuola, dunque, ma soprattutto una festa dei giovani e delle loro potenzialità, nel segno della fiducia, dell’impegno e della speranza.
Francesco Panetta: Saluto ai docenti dalla classe 5^G
Riflessioni dell’alunna Francesca Voltasio – 5H
Mentre mi trovo qui oggi, davanti a voi, provo un profondo intreccio di emozioni: gioia, gratitudine e, allo stesso tempo, una sottile malinconia.
Per anni abbiamo contato i giorni che ci separavano da questo momento.
Abbiamo immaginato infinite volte l’ultimo anno, il traguardo della maturità, il giorno in cui avremmo finalmente concluso questo capitolo della nostra vita per aprirci a qualcosa di nuovo. Eppure, ora che quel momento è arrivato davvero, guardandoci intorno, ci accorgiamo di provare qualcosache non avremmo mai immaginato: un sincero dispiacere nel dover lasciare tutto questo alle spalle.
Questo percorso, infatti, ci ha insegnato una verità che non avremmo mai potuto comprendere fino in fondo, se non vivendola: spesso ci rendiamo conto del valore di qualcosa soltanto quando stiamo per perderla.
L’ultimo anno è arrivato con tutto ciò che inevitabilmente porta con sé: lo stress, le responsabilità, le verifiche, le interrogazioni, le scelte per l’università e l’incertezza del futuro. Ma più di ogni altra cosa, ha portato con sé una consapevolezza travolgente: quella che tutto questo stava per finire.
Un giorno, quasi senza accorgercene, i corridoi che abbiamo attraversato ogni mattina sarebbero diventatisoltanto ricordi. Le aule che ci sono sembrate infinite avrebbero smesso di essere la nostra quotidianità. Le persone che abbiamo visto ogni giorno per anni avrebbero iniziato lentamente a prendere strade diverse.
E per quanto possiamo desiderarlo, non potremo mai più tornare esattamente a questo momento, né rivivere questi stessi giorni insieme.
Questa consapevolezza, se dobbiamo essere sinceri, ci ha spaventati.
Ci ha costretti a fermarci e a riflettere su quanto spesso abbiamo vissuto guardando sempre avanti, verso il prossimo obiettivo, il prossimo traguardo, il prossimo impegno. Molti di noi, hanno trascorso gran parte degli anni del liceo correndo da una responsabilità all’altra: lo studio intenso, i progetti, le attività extracurricolari, le scadenze che sembravano non finire mai e le inevitabili notti insonni passate sui libri.
Eravamo costantemente in movimento, convinti che rallentare significasse restare indietro. Oggi, invece, ci ritroviamo a desiderare esattamente il contrario. Vorremmo poter fermare il tempo, anche solo per qualche istante. Vorremmo poter trattenere ancora un po’ queste giornate, queste persone, questa versione di noi che esiste soltanto qui e ora.
Avevamo così tanta fretta di raggiungere il traguardo che, a volte, abbiamo dimenticato di ammirare il panorama lungo il cammino.
Eppure, guardandoci indietro, ci accorgiamo che ciò che porteremo davvero con noi non sono i voti, le verifiche o le pagine studiate fino a tarda notte. Porteremo con noi le risate improvvise durante una lezione, gli sguardi complici prima di un’interrogazione, i pomeriggi passati a studiare insieme che finivano sempre per trasformarsi in qualcos’altro.
Porteremo con noi l’ansia condivisa prima di un compito, i messaggi scambiati all’ultimo minuto per chiedere aiuto, le giornate che sembravano interminabili e che oggi daremmo qualsiasi cosa per rivivere ancora una volta.
È proprio in quei momenti che abbiamo compreso qualcosa di fondamentale: mentre eravamo impegnati a costruirci un futuro, rischiavamo di dimenticare di vivere il presente. Abbiamo capito che la vita non è una semplice lista di obiettivi da raggiungere o di traguardi da spuntareuno dopo l’altro. La vita è infinitamente più grande di questo. È fatta di incontri inaspettati, di emozioni impreviste, di strade che non avevamo programmato di percorrere. C’è un mondo intero che ci aspetta oltre questi cancelli.
Ci sono luoghi che non abbiamo ancora visitato, persone che non abbiamo ancora incontrato, storie che non abbiamo ancora ascoltato. Ci sono culture da scoprire, lingue da imparare, esperienze che ci cambieranno e parti di noi stessi che ancora non conosciamo e che aspettano soltanto di essere trovate.
Per questo, oggi, il più grande augurio che sentiamo di farci non riguarda il successo, la carriera o i risultati che raggiungeremo, ma di perseguire i veri insegnamenti che il liceo ci ha donato: Ci auguriamo di vivere.
Ci auguriamo di viaggiare, perché conoscere ciò che è diverso ci insegna a guardare il mondo con occhi più aperti e un cuore più grande.
Ci auguriamo di cogliere quelle opportunità che fanno paura, perché spesso sono proprio quelle che ci fanno crescere.
Ci auguriamo di concederci il lusso di rallentare ogni tanto, di rinunciare a qualche impegno quando necessario e di ricordarci che il nostro valore non dipende dalla nostra produttività. Ci auguriamo di avere il coraggio di inseguire i nostri sogni anche quando sembrano impossibili, dicommettere errori senza vergognarcene, di essere spontanei, curiosi e audaci. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare idea. Dobbiamo avere il coraggio di fallire. Dobbiamo avere il coraggio di ricominciare.
Perché saranno proprio quei momenti di incertezza, quei rischi presi e quelle scelte imperfette a trasformarsi nelle storie che racconteremo un giorno. Saranno le esperienze vissute, e non quelle evitate, a definire chi diventeremo.
Certamente è importante lavorare sodo. È importante avere ambizioni, perseguire i propri obiettivi e impegnarsi per costruire il futuro che desideriamo.
Ma non dimentichiamo mai chi siamo lungo il percorso.
Non lasciamo che la fretta di arrivare ci impedisca di apprezzare il viaggio.
Tra qualche anno probabilmente non ricorderemo ogni singola ora trascorsa sui libri o ogni settimana di stress. Ricorderemo invece le persone che hanno camminato accanto a noi. Ricorderemo i legami costruiti, le amicizie nate tra questi banchi, gli insegnanti che hanno lasciato unsegno e la straordinaria, irripetibile sensazione di essere giovani, pieni di possibilità e con il mondo davanti.
E forse, un giorno, guarderemo indietro a questo momento con nostalgia.
Forse ci mancheranno persino le cose che oggi non vediamo l’ora di lasciarci alle spalle. Per questo, mentre ci prepariamo a salutarci e a intraprendere strade diverse, ringraziamoci tra di noi.
Grazie per le risate, per i ricordi, per le difficoltà affrontate insieme e per tutte le volte in cui, senza nemmenorendercene conto, siamo cresciuti gli uni accanto agli altri.
Ovunque la vita ci porterà da questo momento in poi, speriamo di non smettere mai di essere curiosi, di meravigliarci, di amare profondamente ciò che facciamo e le persone che incontriamo lungo il cammino.
E soprattutto, speriamo di non scegliere semplicemente di esistere.
Speriamo di scegliere, ogni singolo giorno, di vivere davvero.
Grazie a tutti.
E congratulazioni, classe del 2026.
Ce l’abbiamo fatta.


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