C’è chi al CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire ovvero Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare) ci va per una visita d’istruzione e chi, folgorata da quel luogo sospeso tra presente e futuro, decide che un viaggio solo non può bastare. È la storia di Federica Giannico, studentessa che ha appena terminato la classe 4A del nostro Liceo e che, dall’8 al 12 giugno, ha vissuto una straordinaria esperienza di job shadowing a Ginevra. Ma questo nuovo percorso non è nato dal nulla: affonda le radici nella sua partecipazione, lo scorso anno, al programma Summer Job, un primo e strutturato progetto di PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) a seguito del prestigioso partenariato del Battaglini con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Frascati.
Per lei si è trattato di un ritorno conquistato con determinazione in quanto nel giugno 2025 aveva visitato per la prima volta il centro di ricerca e il suggestivo Science Gateway con i suoi compagni ed i docenti accompagnatori. Affascinata da quell’atmosfera unica, tra le menti più brillanti della fisica moderna, si era lasciata catturare da quel posto e si era promessa di provare a replicare l’esperienza, ma stavolta da protagonista attiva della ricerca. Ha voluto tentare una sfida ambiziosa ed individuale e ci è riuscita. E’ tornata al CERN per una nuova e ancora più avanzata attività sul campo, trasformando l’entusiasmo dell’anno passato in vera e propria ricerca scientifica.
Questa bellissima pagina di scuola-lavoro dimostra la forte vocazione del Liceo “Battaglini” nel promuovere e valorizzare le discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) al femminile.
Abbattere gli stereotipi di genere nella ricerca è una priorità – commenta la Dirigente Scolastica, dott.ssa Patrizia Arzeni – e vedere una giovane studentessa eccellere in laboratori di livello mondiale è la prova che la passione e la competenza non hanno genere. Il nostro liceo continua a essere un incubatore di talenti, capace di far appassionare le ragazze alla scienza pura e all’innovazione tecnologica
L’attività all’interno del centro di ricerca le ha permesso di toccare con mano la complessità della fisica delle particelle. Federica ha programmato un codice informatico specifico che servirà nel prossimo periodo a valutare i dati delle simulazioni e delle effettive collisioni all’interno degli acceleratori. L’obiettivo è determinare o meno se sono presenti particelle con masse molto pesanti, ancora sconosciute. Due intense giornate sono state trascorse direttamente in laboratorio per affrontare un problema ingegneristico e fisico reale. Il team con cui ha collaborato si è concentrato sul nuovo rilevatore che verrà impiantato nei prossimi anni, cercando di capire perché alcune componenti, sopra un determinato valore del campo magnetico, smettano di funzionare.
Il successo di questa straordinaria opportunità è il risultato di un grande lavoro di squadra. La Preside Arzeni in primis che ha sostenuto la grande volontà di Federica ad intraprendere la brillante formazione dello stage al CERN, la collaborazione della prof.ssa Maria Grazia Cuppone, Referente della Scuola di Internazionalizzazione e Funzione Strumentale per la Formazione Scuola-Lavoro, e l’instancabile lavoro del personale degli uffici di segreteria, in particolare della sig.ra Valeria Romano, che ha gestito ogni aspetto amministrativo e burocratico della modulistica specifica richiesta.
Per Federica e per il Consiglio di Classe 4A questa è una bella storia di determinazione che dimostra come, partendo dai banchi del Battaglini, nessun traguardo scientifico sia precluso. Collaborare fianco a fianco con scienziati e ricercatori di livello mondiale non è da tutti: richiede una preparazione che va ben oltre le normali progettazioni scolastiche. La studentessa ha saputo sfoggiare un bagaglio di altissimo profilo, muovendosi con incredibile disinvoltura in un ambiente internazionale. I fondamentali teorici appresi in classe sono stati la base che le ha permesso di comprendere dinamiche fisiche e di applicarle direttamente nella programmazione. La padronanza della lingua inglese ha azzerato ogni barriera comunicativa, permettendole di discutere di dati, teorie e problemi tecnici all’interno di una equipe multiculturale. Le soft skills, la capacità di problem solving, adattabilità, gestione dello stress e un forte spirito collaborativo le hanno consentito di integrarsi perfettamente nel gruppo di ricerca, guadagnandosi la stima e il rispetto dei professionisti del centro.

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