Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca 

Carissimi,
anche questo è un anno scolastico pieno di cambiamenti per la nostra comunità educante. Mentre prosegue la campagna vaccinale, ripartiremo “in presenza” - nel pieno rispetto delle norme in vigore - per gran parte delle attività del nostro Liceo, in un clima di rinnovata fiducia di fronte all’emergenza Covid-19.

Ciò che rimane costante, nel variare delle circostanze, è la tensione educativa che anima ogni azione della scuola, nella consapevolezza delle difficoltà e delle aspirazioni di ciascuno, nella reciproca accoglienza del bisogno umano e formativo di noi tutti: degli studenti, delle loro famiglie, dei docenti e di tutto il personale della scuola, fino all’impegno verso l’intero nostro territorio, così esposto a quelle ben note criticità che ci riguardano tutti.

I giorni che ci attendono costituiscono una sfida di grande portata. Ripartire “in presenza” significa vincere fin dal profondo di noi stessi la nostra solitudine, andare incontro all’altro per aprirsi alla novità di più grandi esperienze, per imparare dalla realtà, per valorizzare ogni situazione, sentirsi crescere nella propria umanità, nei propri saperi, nelle proprie competenze, nella propria dimensione sociale e civile.
Solitudine non significa essere senza nessuno intorno: significa non avere nessuno con cui condividere in modo autentico il proprio mondo interiore, a cui testimoniare la propria verità di persona, il proprio “io”, quasi che gli sguardi degli altri non siano quelli di un amico ma di un rivale sprezzante o di un estraneo da temere e allontanare.
Dopo tante abituali situazioni di “distanziamento” si rischia - giovani e meno giovani - di testimoniare il proprio essere sulle pagine inerti dei social media, anziché di fronte alla ricchezza umana di presenze cariche di significato per la propria vita e per la propria crescita. Sappiamo bene che commenti e like non sempre impegnano fino in fondo chi li esprime a sostenere nella vita reale chi ha bisogno di condivisione, di consigli autentici, di guida o anche, semplicemente, di ascolto e conforto. E così si finge tante volte di essere sempre qualcun altro, ingannando se stessi e gli altri. Nel proprio impaurito isolamento (spesso affollato di gente anonima), si finisce per pensare di essere i primi e i soli al mondo a provare determinati disagi, a sentirsi lacerati da scelte difficili, a non essere capaci di capire cosa succede dentro se stessi e intorno a sé.
Eppure basta poco per iniziare a ritrovarsi. Abbiamo ricominciato a farne esperienza quando, in queste ultime settimane, siamo stati nuovamente protagonisti di un incontro con chi non vedevamo da tempo o con persone che abbiamo conosciuto più di recente. E così abbiamo compreso che il contrario della paura non è il coraggio, quel coraggio che, quando manca, “uno non se lo può dare” (come diceva Manzoni nei “Promessi sposi”, XXV). Il contrario della paura non è un coraggio che ci si dà da soli e che presto si dissolve: è lo stupore, lo stupore di fronte alla grandezza della vita, della realtà che è tutta lì davanti, che ci attrae irresistibilmente e che attende di essere scoperta e vissuta in prima persona da ciascuno di noi.
È PER QUESTO STUPORE CHE TORNIAMO A SCUOLA. Per rivivere questo stupore che dà vero coraggio, che cerca un metodo, che infonde responsabilità e apertura agli altri, che ci fa risentire “comunità” impegnata ad uno scopo ben preciso: essere vivi e se stessi, essere pronti ad affrontare il mondo di oggi e a costruire insieme il nostro futuro.
La scuola è un contesto in cui i giovani si incontrano e stabiliscono legami. È anche questo “incontro” il senso dell’inclusione che tante volte desideriamo promuovere. Molte belle amicizie sono nate sui banchi di scuola e hanno accompagnato la vita di tante persone. Auguro a ciascuno di voi di saper essere amico, di sapere dire all’altro, con sincerità, “Come stai?”, di fermarsi accanto ad una persona in difficoltà e di aiutarci a studiare e imparare insieme. Come ci viene drammaticamente testimoniato in tanti contesti, dove la lotta per la cultura e la scienza è decisiva per il progresso delle nazioni. Penne, libri, tablet… possono essere le armi più potenti del mondo.
E vorrei anche ricordare ai docenti che, se certamente non sono chiamati a essere “amici” dei propri allievi, pure il loro compito consiste anche nell’accompagnarli nella ricerca di loro stessi con tutte le proprie competenze umane e professionali, attraverso l’insegnamento, la ricerca, l’innovazione didattica e le attività di valutazione che competono alla loro responsabilità. L’augurio migliore che posso rivolgere a ciascun insegnante è di riuscire nel suo difficile compito, così da essere considerato dai propri allievi con la stima e la gratitudine che si provano per un maestro.
Buon anno scolastico 2021-2022 a ciascuno di voi!

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