Una rappresentanza degli studenti del Battaglini, ha condiviso un gesto di generosità e vicinanza, accompagnando la Dirigente scolastica dott.ssa Patrizia Arzeni e la professoressa Mariella Caggiano, durante la visita al reparto di Oncoematologia pediatrica “Nadia Toffa” dell’Ospedale civile SS Annunziata di Taranto.
Hanno donato ai bambini ricoverati materiali per dipingere e disegnare, con la speranza di poterli aiutare ad esprimere la loro creatività anche durante le giornate di ricovero e, per quanto possibile, di favorire un clima di normalità e serenità durante la dura permanenza in ospedale. Questo incontro è stato un’opportunità unica per scambiarsi storie e sentimenti, mostrando solidarietà e sensibilità verso gli altri.
Il personale medico dell’ospedale ha accolto la piccola delegazione con calore e professionalità. I dottori e le dottoresse hanno spiegato l’organizzazione del reparto, dalle cure ai protocolli di sicurezza, e delle attività educative e ricreative che vi si svolgono. Questo ha permesso agli studenti di capire quanto sia importante il lavoro del personale sanitario e come ogni gesto anche piccolo proveniente dall’esterno, possa aiutare i bambini ricoverati e dar loro una “carezza” simbolica.
Il reparto, pieno di colori e decorazioni, ha reso l’esperienza ancora più speciale.
Immagini di Peter Pan, mari azzurri e paesaggi colorati creano un ambiente fantastico e accogliente per i piccoli pazienti. Gli studenti hanno potuto interagire con i bambini e i loro genitori, scambiandosi sorrisi e storie e hanno capito l’importanza di essere empatici e umani quando si affronta la sofferenza. Ma anche i bambini, seppur dietro un vetro, hanno regalato sorrisi ai due studenti colmando i loro cuori di tenerezza.
Questa esperienza ha mostrato quanto sia importante che la comunità scolastica si impegni a promuovere valori di sensibilità, empatia ed educare alla cittadinanza attiva e alla solidarietà. Il nostro liceo continuerà a percorrere questa strada e, per quanto possibile, ad essere un piccolo raggio di sole nella vita di questi bambini e delle loro famiglie.
Maria Teresa Quattrone 5^E e Michele Guariniello 5^L
Riflessioni personali
La visita al reparto di pediatria dell’ospedale SS Annunziata di Taranto è stata un’esperienza che ho sempre sognato di fare, e occupa senza dubbio un posto speciale nel mio cuore.
Entrare in quel reparto non è stato come varcare una semplice porta: è stato come affacciarsi su un mondo sospeso, dove l’infanzia continua a resistere nonostante tutto. Ero profondamente emozionata al pensiero di donare del materiale didattico a bambini e ragazzi che, contro la propria volontà, non possono frequentare la scuola come tutti gli altri. Per noi studenti la scuola è spesso motivo di lamentele, ansie, verifiche da temere; eppure, in quel momento, mi è apparsa per ciò che realmente è: un privilegio. Sapere che tutti quei colori avrebbero potuto rendere più leggere le loro giornate mi ha fatto sentire parte di qualcosa di autenticamente importante.
Il reparto era circondato da pareti dipinte prevalentemente a tema marino: pesci colorati, onde azzurre, stelle marine. Quei disegni cercavano di trasformare il luogo della cura in uno spazio più accogliente, quasi magico. Durante la visita ci hanno fatto salutare alcuni bambini dalla porta, nel rispetto delle regole e della loro salute. È stato un momento breve, ma intensissimo. Tra tutti, una bambina mi ha colpita in modo particolare: ci ha guardati e, con un sorriso timido ma luminoso, ha formato un piccolo cuore con le mani. Quel gesto semplice, spontaneo, ha avuto su di me un impatto fortissimo. In quel cuoricino c’erano gratitudine, dolcezza, ma anche una forza incredibile. Mi sono sentita improvvisamente piccola davanti alla grandezza di quella bambina, capace di donare affetto pur trovandosi in una situazione di fragilità.
Maria Teresa Quattrone 5^
Su una parete blu c’era una frase che conserverò sempre nel cuore: “Siamo tutti guerrieri“.
Non è semplicemente una scritta motivazionale come le altre, non era uno slogan ordinario quasi obbligatorio in quel posto, ma col trascorrere dei minuti il significato iniziava a mutare.
Fuori da quel luogo siamo soliti essere ossessionati dal dinamismo delle nostre vite, trasformando la nostra mente in una catapulta che slancia i nostri pensieri sempre e solo verso il futuro. Dentro quel reparto, invece, la vita diventa presente. Non si parla di “quando starai bene”, ma di “come stai ora”.
Il tempo stesso inizia a bloccarsi, anzi a pesare. La cosa più difficile da accettare non è il dolore stesso, ma la consapevolezza che quel luogo impone.
Guardando il sorriso di quella bambina, ho compreso che la malattia non è ciò che li definisce: giocavano e studiavano come ogni bambino della loro età. Non si tratta di negare la realtà, bensì di abitarla, al contrario di noi che spesso tendiamo a porre la nostra vita nel passato o in un futuro ipotetico, senza davvero viverla.
Per questo la parola “guerrieri” non indica chi vince, ma chi rimane dentro ciò che non può scegliere. Quei bambini sono i guerrieri che noi dobbiamo diventare. Non solo combattono grandi battaglie, ma scelgono di vivere col sorriso anche quando la vita non offre certezze. Forse essere forti non significa non avere paura, ma riuscire, comunque, oggi a trovare un motivo per sorridere.
Michele Guariniello 5^L

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